giovedì 15 agosto 2013


Che cos’è il TERZOCINEMA?

Il movimento del terzocinema  nasce dall’esigenza di un rinnovamento nel cinema e  in generale del linguaggio audiovisivo. È un laboratorio nato da trent'anni ai margini della comunicazione ufficiale. Osservatorio della società italiana con un punto di vista laterale, cioè fuori dal sistema produttivo e culturale dominante. Questa sua dimensione periferica consente una visione esterna alle logiche mercantili-autoriali vigenti. Il cinema di regime è accerchiato quindi dal terzo cinema cioè da una radicale innovazione linguistica, creativa, produttiva e distributiva.
Ne segnaliamo solo alcune caratteristiche: Il terzocinema ha una radice culturale nel linguaggio rinnovato dalla convivenza profonda con le tecnologie analogiche e digitali. Si basa non sulla scuola di cinematografia classica che riduce il mondo in “taglia e cuci” e “inquadrabile e non”, ma sul VAM Video Alfabetizzazione Multisensoriale; un approccio non piu’ legato all’ansia da prestazione, all’esaltazione egoica che riempie ogni spazio, ma all’ascoltare, al ricevere, al cogliere il linguaggio simbolico-poetico dell’esistente attraverso l’arte dell’osservazione. Tutto ciò si compenetra a un atteggiamento già noto in occidente da tempo e i riferimenti sono molteplici nel campo del pensiero: Guénon, Krishnamurti, Jung, Heidegger, Emo eccetera, e nella Percezione della Forma partendo dalla psicologia della Gestald fino all’approccio transdisciplinare di Morin. Nostri amici sono Artaud, Grotowskji, Barba, Bene; ci stanno a cuore le riflessioni empiriche prodotte da Pasolini, Tarkowskij, Brook, Ipotesi Cinema e Kineo. Per capire l’originalità  di questo approccio  basta confrontare la ripresa di un filmaker di talento diciamo cosi’ allevato in una delle tante scuole di cinema e una persona “normale” che ha svolto una attività VAM.  Ci si accorge subito di come saltino alcuni stereotipi legati sia al concetto aristocratico e discriminatorio di genio innato, che di scuola. E’ assai probabile che il primo rincorra il risultato lacerando tutto cio’ che incontra per strada, ignaro del mondo che lo circonda, il secondo, invece, si soffermerà sulle cose in attesa che che esse si rivelino. Naturalmente la tecnica VAM ha tutto un bagaglio esperenziale che non puo’ essere  qui riportato ne banalizzato ma va sperimentato in appositi laboratori. In sintesi possiamo dire che il VAM aiuta ad assumere un atteggiamento poetico e poietico (momento dell’attività creativa dello spirito)  nei confronti dell’esistente e quindi è la formazione ideale per autori e registi cinematografici delle prossime generazioni ma anche la base culturale per combattere il video-analfabetismo a partire dalla scuola dell’obbligo.
Per quanto riguarda la Produzione e la distribuzione di film e audiovisivi del terzocinema il discorso è ampio e articolato. Possiamo per il momento augurarci un ampiamento di cio' che abbiamo realizzato, secondo le modalità che segnaliamo in prospettiva:
L’ impianto produttivo del Terzocinema si basa sulla realizzazione di una rete cosmopolita; che ha radici forti sul territorio coinvolto e si dirama fin dove è sensato arrivare. Questa visione non è né semplice né scontata e si puo’ attuare solo a patto di un capovolgimento del modello culturale basato  sulla concorrenza. La competitività è il cancro dell’economia. E’ fondamentale instaurare rapporti di cooperazione e scambio tra produttori e distributori, infatti la rete del terzocinema prevede un’azione condivisa, il che non significa appiattire nel comunitarismo le singole differenze, ma anzi, fortificarle ed esplicitarle. Le autonomie espressive possono esprimersi ed evolvere là dove c’è opportunità di lavoro concreto e continuativo. La complessa ricchezza delle relazioni che stiamo instaurando, potenziando, valorizzando, è  già un passo verso una nuova forma di produzione. L’altra novità è che anche le persone un tempo escluse dal processo produttivo o recuperate fuori tempo massimo, come gli spettatori, entrano a far parte del terzocinema da subito, per esempio, con un investimento alla produzione attraverso il crowd funding. Lo stesso vale in forma piu’ cospicua per l’applicazione alla tax credit esterna che coinvolge  società e banche non tradizionalmente legate al mondo del vecchio cinema.  Il fund raising deve valorizzare risorse endogene insostituibili date dalle specificità di ogni singolo partecipante, è inutile che una persona si applichi forzatamnte a cose che non sono nelle sue corde, ognuno pero’ in quest’arte totale puo’ trovare forme inimmaginabili di soddisfazione. L’entusiasmo per un determinato campo di azione o disciplina e la volontà e costanza di metterlo in relazione in modo competente e professionale con gli altri, costituiscono le basi del terzocinema. C’è chi sa cercare i fondi, chi fa il produttore esecutivo, chi adora intrecciare relazioni diplomatice... chi ama il Diritto e chi è stanco di fare il commercialista per imprese in fallimento. Durante la preparazione di un film del terzocinema, tutta la società intesa proprio come organizzazione umana in un territorio, viene coinvolta: il Comune dove si gira, la Provincia, la Regione, L’Ater, L’USSL,  le innumerevoli Associazioni attinenti al tema del film, ma non è un compartecipazione funzionale utilitaristica e basta ma è invece, soprattutto la necessità, di sentire viva la partecipazione, possiamo paragonare questo aspetto a una tifoseria “silenziosa”. Così come accade con la stampa, le radio e la televisione quando viene accompagnata l’uscita di un film; non serve strombazzare ma è sufficiente informare. Nella distribuzione ci si articola tra l’incontro caldo diretto con il pubblico attraverso l’accordo con una rete di monosale o piccole multisale creando delle vere e proprie comunità temporanee o utilizzando le piattaforme digitali.  Terzocinema infine ha una funzione di “controllo del territorio” per monitorare la democrazia digitale segnalando derive “politche” che potrebbero impedire, per eventuali ingerenze o imposizioni  “esterne o interne” lo svolgersi dell’arte cinematografica come libero momento di critica e di analisi sociale.

Rodolfo Bisatti

domenica 4 agosto 2013