venerdì 1 novembre 2013



PM 10  significa “Materia Particolata”  particelle sospese nell’aria del diametro di dieci millesimi di millimetro. Polvere, fuliggine, la nebbia che prende il paesaggio del polesine racchiuso tra l’Adige e il Po. Qui la pianura non è solo un’immagine visiva spianata, ma una relazione costante tra il corpo allertato e la mente risonante. L’occhio si perde, ma anche l’orecchio. La mente puo’ viaggiare, constantemente, per chilometri, senza sosta, come la corrente alternata di Nikola Tesla. Questa emigrazione psichica mi fa preferire la pianura fra tutta l’orografia terreste perchè essa contiene non solo il viaggio reale, ma soprattutto quello mentale, continuo, dove a formare il percorso non è la strada ma è il volo a bassa quota, nel quale capisci i dettagli, respiri le particelle che incontri durante il viaggio, verso il delta, verso il mare, in un paesaggio apparentemente uniforme. I suoni della pianura sono cosi’ come solo la mente puo’ ascoltarli. Uso apposta la parola mente perchè è la coscienza di avere avuto un’intuizione geniale, di aver creato una relazione discreta eppur penetrante (respiratoria-ispiratoria) con il ritmo cardiaco del luogo e tutto il suo sistema circolatorio; con gli abitatori notturni e diurni delle pianure: pioppi, argini, fiumi, fumi, canali, carreggiate, viadotti, tralicci, ciminiere, case, campi, campanili, uccelli, pipistrelli, insetti, ghiaccio, tramonti e albe. Tutto questo ha formato, a mio immodesto parere, le particelle sonore del Gruppo dei PM10, giovani abitatori del Polesine, miei artistici amici, valentissimi musicisti con i quali ho l’onore di collaborare.
Se avete 10 minuti di tempo, ascoltateli religiosamente, con delle buone cuffie per apprezzare i suoni della composizione”

lunedì 28 ottobre 2013

MUTOIDI

MOTUS



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BERNARDINO DEL BOCA
 

Volpi

"...Oltretutto poi, chissà perché, Volpi è diventato garante e membro del comitato scientifico del festival di Lecce, che si svolge nella mia città. Un festival dove qualche anno fa hanno reso omaggio al grande cineasta turco Yilmaz Guney, militante rivoluzionario, per molti anni in carcere, strappato da set pericolosi per il governo, e sono sicuro che è stato anche per merito suo. Perché era il terzo cinema che davvero lo aveva conquistato. Né Hollywood né cinema d'autore. Il cinema rosso e esperto realizzato in Asia, Africa e America Latina, quello meno protetto, ma non meno ricco di cultura e forza espressiva, quello che ha più difficoltà a farsi vedere. In fondo era il cugino, in quel decennio, del cortista italiano indifeso e inascoltato. 
 
E come presidente da sempre dell'Aiace, si deve a Gianni Volpi quel lavoro certosino che ha cambiato ormai il panorama della offerta cinematografica in Italia. Le due vie, blockbuster e Altro cinema, sono patrimonio non più solo delle grandi città, ma dell'intero territorio italiano.  E oggi con terzo cinema si intende anche il cinema dell'Iran e della Cina, della Corea e dell'Egitto, di Israele e della Thailandia, dell'India e del Sudafrica....E il corto e il documentario. Tutto quello che Volpi ha sempre difeso e diffuso. Per molti anni tra l'indifferenza generale...." 

Tratto dal blog di Roberto Silvestri http://ilciottasilvestri.blogspot.it/