Di Ermanno Olmi
mercoledì 18 luglio 2012
Quando
una Grande Rete diventa la sua RAGNATELA

INTRODUZIONE

INTRODUZIONE
Se
noi digitiamo “Internet” appare in primo piano http://it.wikipedia.org/wiki/Internet ovvero
l'enciclopedia universale wikipedia, la quale delinea la sua
cronistoria informatica e tecnologica assai precisa, a partire dagli
inizi (ARPANET, TELNET, TCP/IP etc..), oltre a quelle dedicate a
privacy e sicurezza. Tuttavia non vengono considerati aspetti
altrettanto importanti, ancora difficili da decifrare ed
interpretare. Wikipedia rilascia quattro righe riguardo alla
“pubblicità in Internet”, oggettivamente troppo poco per quel
devastante "mezzo di comunicazione di massa" definito da
loro stessi. La "rete delle reti" ha vent'anni giusti, si è
avviata nel 1991 con la genesi del World Wide Web, senza dubbio
coincisi con la definitiva affermazione di computers e mezzi
informatici più accessibili. Per
chi ha vissuto quel periodo, poteva intuire una autentica ed
incredibile rivoluzione negli anni successivi, tuttavia impossibile
come sarebbe avvenuta e cosa poi diventare. E quei collegamenti dei
primi novanta a volte sperimentali, venivano effettuati con le
macchine e modem povere di bits e di memoria, accorpando sistemi
operativi davvero differenti e alternativi, con dei protocolli
spesso scollegati uno con l'altro... Però si avvertiva una sorta di
“sincronizzazione”. Ed era quella con il pensiero, più vicino
a quello di hardware e software, un tentativo di approccio
"uomo-macchina" legato a quei linguaggi bassi (raw
languages) contingenti dell'epoca, gli ultimi eredi di un sano
spirito di natura futurista....Ed era quel frangente di società
interessata a quel tipo di innovazione, non ancora acquisita a
livello collettivo... e come spesso succede, partono anche da
interessi personali, amatoriali. Non dimenticando un frammento
importante, quale l'inserimento di culture cibernetiche, in primis
nel campo musicale, tramite un bagaglio letterario e cinematografico,
senza dubbio esaltanti ma anche di avvisi premonitori. Se questo
discorso lo colleghiamo ad un Internet embrionale quale una finestra
aperta, alle libertà di pensiero ed a nuovi spazi creativi, fra le
viscere algebriche dei servers appena formattati apparivano i segnali
dello sconvolgimento globale. Il punto cardine è stato il
l'ipertesto HTML, l'archetipo linguistico predisposto al multimediale
diretto ...in arrivo (grafica, video, sound...) Il primo browser
Mosaic (azzeccato il nome...) ovvero le fondamenta di Netscape
Navigator, conducevano ad un telematico farwest, ideale per la
struttura semantica di nuova generazione, ovvero Web 1.0 (allora
ancora chiamato “statico”) Aveva colto alla sprovvista
molteplici contesti, si avvertiva persino l'imbarazzo di molta
editoria da un evento così anticipatore. Difatti qualcosa
scricchiolava nei meccanismi relativi al controllo, per come
affrontarlo e come gestirlo. La reazione è stata piuttosto rapida e
come si poteva immaginare, con enorme interesse. Con le fasi
successive, avvenute con modalità progressive, questo gigantesco
“deserto” è apparso la simbiosi perfetta per la moltiplicazione
di meccanismi assoluti e da questo punto parte il Web 2.0. Lo spazio
creato con la forza superiore manovrata, oltre alle enormi
possibilità e con le diversità contingenti del mezzo. Dal noto
aforisma “la storia si ripete” , si estrapola una incredibile
iperbole amplificata. Per inquadrare meglio il passaggio, avvenuto
fra la fine del secolo scorso e con l'inizio del ventunesimo, dal
protocollo digitale ISDN alle connessioni DSL (In Italia la
tecnologia ADSL è in uso dal 1º gennaio 2000...) e di fibre
ottiche, qui dominano i numeri, quelli di un implacabile calendario.
E nell'arco di dieci anni in pratica tutto ha già toccato se stesso,
la copia della copia, l' “alias” fantasma della rete stessa.
Alessandro
Camanini
lunedì 16 luglio 2012
RIPRENDIAMOCELA INTERA
Dialogo tra Amina e Arthur
Dialogo tra Amina e Arthur
Quale è il problema?
E’ un problema di fondo, (fondo del barile) è
indispensabile cambiare i vecchi circuiti culturali veicolati dal mercato
industriale. Il mercato esige mele tutte uguali, piu’ o meno con odori e
coloranti collaudati, se una mela è di dimensioni diverse o un pò “storta o
gobba” e ha un viraggio cromatico complesso, che potrebbe comportare uno sforzo
percettivo, cade in una scelta inferiore o viene scartata, tecnicamente non
corrisponde a uno stampo, magari ha un sapore eccezionalmente buono, è originale
ed è piu’ sostanziosa delle altre
ma non è uguale alle altre. La standardizzazione è rassicurante.
Secondo te perchè si è arrivati a questo macello?
In sostanza la nostra vita è
coordinata dalla paura. La fifa della miseria, della solitudine,
dell’emarginazione, del giudizio, della morte e soprattutto della finanza. Quindi il mercato modulare, del cinema, oltre a quello dei cocomeri quadrati, ci ha disabilitato a pensare e pensarci al di fuori degli
stampi, ci ha istruito per farci agire virtualmente come dei 740 prestampati, con una modestia
disarmante, modestia intesa come limitatezza; una vita da codardi comandati
dalla paura. Storicamente l'ultima grande paura, prima di quella attuale: la crisi economica, è stata la criminalizzazione della
diversità: annientata fisicamente sul finire degli anni settanta,
con la galera, l’eroina, la televisione libera, la tortura delle radio private, le
discoteche e i cocomeri quadrati. Il cinema italiano in
quel periodo s’è imbrigliato in un canone avverso alla complessità, e non è piu’ tornato indietro se non sporadicamente e marginalmente. Tutto modulare, una recita fasulla che ha orrore della poesia e ripudia l’epica. Il
cinema italiano dagli anni ottanta in poi è in sostanza prosa di bassa lega che tratta
anche temi d’attualità scottante ma in forma convenzionale e rassicurante, ogni
film è uguale all’altro, cambiano solo, a volte, ma di poco, alcuni contenuti.
Cosa proponete voi del terzocinema?
Il terzo cinema propone di ripredercela tutta...
Riprendere che cosa?
Riprendiamola in mano,
riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza!

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